Curitiba/2002

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Intervento della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. Discendenza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi all’Assemblea Generale CLIPSAS (Curitiba, 9-12 maggio 6002)

L’ETICA MASSONICA: IL MASSONE TRA DUBBI E CERTEZZE

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Il primo interrogativo che nasce dal tema in discussione è se esista un’Etica Massonica, intendendo per Etica associata alla Libera Muratoria un principio universale ed assoluto.

Nella civiltà moderna è facile confondere l’Etica con l’insieme di norme morali imposte ad una collettività da un contesto sociale limitato.

Il concetto che invece ci interessa non ha né confini, né durata. E’ conoscenza pura, verità che definisce i principi del bene e del male e che viene accettata non per convenienza, abitudine, timore o semplice pigra acquiescenza, ma per intimo convincimento.

Alla luce di questa premessa Etica Massonica non può essere intesa come Etica della Massoneria perché così intendendo, la Massoneria si ridurrebbe ad una collettività definita e l’Etica ad un insieme di regole di quel gruppo. Si può discutere invece di Etica dal punto di vista della Massoneria, o meglio dei Massoni, non avendo la Libera Muratoria una personalità propria, distinta dai suoi adepti.

L’aggettivo “massonico”, divenuto così soggetto rispetto alla parola “Etica”, rende più facile la lettura del tema e più agevole la trattazione dell’argomento.

Prima di affrontare il discorso sulla Massoneria occorre definire l’Etica, capire cosa rappresenta e come si rapporta alle esigenze umane.

L’Etica corrisponde ad un insieme di regole riconosciute come valore universale, un modello al quale conformare scelte e comportamenti. Ha origine dal bisogno di ricerca di un principio morale assoluto, proprio di qualunque essere umano che non viva ad un livello di puro istinto.

Non abbiamo memoria delle mitiche civiltà che, da strani segni lasciati in diversi angoli della Terra, devono essere esistite per davvero e devono aver espresso una propria etica, ma da quando la Storia e la Tradizione ci parlano, possiamo cogliere uno sforzo costante della parte migliore dell’Umanità di cercare questo modello, il più vicino possibile alla perfezione.

I primi a parlare di Etica in senso “laico” sono stati i filosofi dell’Antica Grecia. Prima di essi infatti i precetti morali erano stati irradiati dalle religioni orientali e mediorientali che avevano influenzato l’Ebraismo e in seguito il Cristianesimo.

Tra le prime espressioni di morale religiosa il Mazdeismo, interpretato da Zoroastro nei testi sacri conosciuti come “Avesta”, che contengono un messaggio, sostanzialmente etico, di amore e di tolleranza : autenticità, generosità, rispetto di tutti gli esseri viventi, giustizia, sono alcuni dei dettami che grazie al libero arbitrio l’uomo deve scegliere, secondo il verso di Zoroastro, per schierarsi a favore del bene, dualisticamente contrapposto al male, come la luce alle tenebre.

Questi concetti li ritroveremo stranamente molto più tardi, nell’XI Secolo, in alcune Regioni a Sud della Francia, presso il Movimento eretico dei Catari, protagonisti dell’Opera di separazione del bene e del male e quindi di un sistema di vita assolutamente etico.

Comunque e dovunque proposta e interpretata, l’Etica, in quanto valore universale, deve essere dotata di forza propria, di un’autorità che, secondo che venga imposta o accettata, determini un modello di comportamento autonomo o eteronomo.

Da quando ai precetti morali delle Religioni, da accogliere per fede, si è contrapposta la speculazione filosofica fondata sulla razionalità, la ricerca della norma etica si è umanizzata, ma tra l’esaltazione della conquistata libertà di pensiero e la sofferenza del dubbio, è divenuto anche più difficile costruirla.

Immane quanto meritorio lo sforzo di filosofi, educatori, giuristi, che da Socrate in poi hanno cercato di elaborare un ideale etico. All’insegnamento socratico va infatti attribuita la paternità del rifiuto di accettare qualsiasi autorità morale ed il merito di aver indicato la necessità di una ricerca autonoma, affidata alla forza della ragione.

Da questo primo impulso la cultura occidentale non ha avuto più certezze assolute in campo morale, né sosta nella elaborazione e trasformazione di modelli etici.

Dai pensatori dell’Età classica agli interpreti della morale cristiana fondata sull’amore e tuttavia percorsa dai dubbi delle Eresie, dal misticismo del Medio Evo all’umanesimo integrale del Rinascimento italiano, dall’Empirismo inglese allo Scetticismo di Hume, dall’Illuminismo francese di Rosseau e Voltaire all’Idealismo kantiano, dalla libertà di coscienza propugnata da Fiche all’empirismo ottocentesco matrice del Positivismo, fino alla crisi del 900, è stato un susseguirsi di tentativi di fondazione di una morale universale in grado di appagare il bisogno di orientamento dei comportamenti e di conciliare così l’agire umano con la Storia, senza tradire la libertà di coscienza e l’anelito di trascendenza.

L’uomo moderno, dopo tanti itinerari del pensiero, tra infiniti dubbi e rare certezze, si ritrova oggi in piena crisi di valori etici.

Perché ubbidire ad un comando morale, si domanda Bergson. Esiste un principio etico assoluto? Freud arriva a dubitare persino della universalità del precetto morale del “non uccidere”.

Ferita dagli orrori di due conflitti mondiali, rassegnata ad una violenza senza fine, l’Umanità si domanda con angoscia se i valori sono morti.

In realtà si sono allontanati insieme alla illusione che si possa costruire una morale universale.

E torniamo all’Etica massonica, o meglio al rapporto Etica/Massoneria/Massoni.

Per gli Iniziati alla Libera Muratoria l’Etica merita il posto più alto nella gerarchia dei valori e deve essere, come nella visione dei filosofi, un principio universale acquisito, non imposto. Non a caso la divisa del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico ed Accettato è “Deus meumque jus”, laddove “meum jus” sta ad indicare l’acquisizione di una norma morale autonoma assoluta, fatta propria e testimoniata da un agire coerente.

In effetti la libertà individuale, difesa dai Massoni quale bene primario perché dotazione indispensabile per progredire iniziaticamente nella conoscenza e in particolare la libertà di coscienza che è condizione per attivare intuito ed ispirazione interiore ai fini dell’acquisizione  gnostica della verità, non potrebbe conciliarsi con nessun comando morale che non sia filtrato da valutazione e scelta personale.

Un siffatto modo di concepire l’etica potrebbe invero far naufragare gli sforzi dell’Iniziato facendoli approdare ad una forma di agnosticismo contrario alla stessa ragion d’essere della Massoneria.

Ma qui bisogna stare in guardia da un possibile errore di prospettiva.

Finora la civiltà occidentale, per la sua mania di elaborare e classificare concetti ereditata dal pensiero aristotelico, ha cercato a tutti i costi la soluzione finale, ovvero un codice morale unico ed assoluto, preoccupandosi più dell’oggetto della riflessione che del soggetto che riflette.

Ciò ha portato ad una idealizzazione dell’Etica, che diventa così sempre meno raggiungibile quanto più avanzano i tempi moderni e, con essi, la disillusione sui valori assoluti.

Ma ciò non induce a rinuncia anzi, come nella ricerca massonica della “parola perduta”, spinge ad abbandonare schemi fideistici e idealistici, per tornare al tormento interiore, a quel conflitto di dubbi che Sartre chiama “condanna alla libertà”.

Si realizza così nei tempi attuali una straordinaria convergenza tra metodo massonico e ricerca di una morale laica da sostituire ai modelli del passato.

L’Etica, nella visione moderna del problema, è realizzazione dell’umano. Sta quindi ad ogni uomo realizzare sé stesso nell’anarchia dei valori del Mondo contemporaneo, ricercando una morale oggettiva in sé, tra i mille dubbi ed incertezze disseminati sulla via della conoscenza.

La Massoneria si propone perciò come modello di particolare attualità. Non può e non vuole imporre dogmi, né elargire insegnamenti, ma nello stesso tempo invita l’uomo dalla coscienza vigile a tutelarla nella più assoluta libertà e a costruirsi una morale a sua dimensione, autentica e per ciò stesso conforme ai principi universali.

Propone in altri termini non un’Etica, ma una metodo di ricerca dell’Etica, fatto di riti, simboli, principi e regole che, come gli attrezzi dell’artigiano, non hanno valore in sé, ma lo acquistano quando saranno usati. Fin quando non vengono compresi ed acquisiti alla coscienza del Libero Muratore, non sono altro che opportunità, magari avvertita come valore da apprezzare e seguire sull’esempio di altri, ma non ancora sfruttata.

Su queste premesse si può affermare da un lato che esiste un’Etica massonica solo virtuale, cioè una forma che acquista sostanza solo quando viene assorbita da una volontà umana, dall’altro che la Massoneria, pur non  imponendo un’Etica, offre agli Iniziati la possibilità di acquisirla, a condizione che si osservi un comportamento conforme ad alcuni fondamentali principi morali e che si rispettino riti, simboli e statuti non come verità rivelata, ma come tramite per conquiste interiori.

La Massoneria in definitiva non è una scuola di pensiero ma piuttosto una palestra di dubbi, dove l’Iniziato si allena a diventare un atleta della libertà, ad inseguire con le sue forze la perfezione, ovvero un modello etico personale conforme a verità.

Quindi, più che di Etica massonica è il caso di parlare di metodo massonico per la ricerca di un’Etica.

I passaggi fondamentali di questo metodo sono i seguenti:

-          liberazione da ogni forma di condizionamento;

-          impegno morale verso se stessi;

-          educazione al dubbio;

-          risveglio della coscienza

Gli strumenti principali un Testamento e il rispetto dei principi di Tolleranza, Libertà, Uguaglianza e Fratellanza.

-         Il Testamento scritto dal Profano che chiede la Luce segna il distacco dal passato e la rinascita a nuova vita, regolata da precetti morali scelti da sé stessi nel primo rozzo, ma significativo sforzo di costruire, sulla base delle esperienze passate e dell’intimo sentire, un’Etica che insegni a distinguere il bene dal male.

-         La Tolleranza che viene continuamente raccomandata all’Iniziato non è certo un valore assoluto, ma un prezioso strumento consigliato a chi si vuole avvicinare alla Verità che è in ciascuno e che verrebbe ostacolata dalle barriere che normalmente si frappongono nel contatto umano. Tolleranza è anche un sistema prudente di rapportarsi alle cose che, se da un lato induce a considerare e rispettare il nuovo, dall’altro insegna a guardare sempre l’aspetto alternativo della realtà, dominata da un dualismo capace di compromettere qualsiasi certezza. Il rischio di una ricerca vana dell’Etica è duplice e porta ad estremi opposti: il dubbio esasperato produce un errare senza meta, la certezza accolta con troppa facilità produce falsi ideali. Tolleranza significa quindi allenamento a coltivare in modo virtuoso sia il dubbio sia le certezze. Diverse graduazioni di comportamento fanno sì che uno stesso metodo possa favorire o pregiudicare il risultato sperato. Dubbio come sistematica demolizione di certezze porta allo scetticismo, alla rinuncia a ricercare la verità perché sforzo vano. Utilizzato come strumento di analisi che aiuta ad individuare due facce a confronto della stessa realtà, come nell’abbinamento del bianco a nero degli scacchi, produce la feconda dialettica del sistema ternario che, in ogni manifestazione, ripete la sequenza del due che produce il tre. Certezza come illusione, ingenuità, creduloneria, interrompe il viaggio verso la conoscenza ed alimenta la presunzione di sapere, che è estranea alla mentalità dell’Iniziato. Senso della relatività, umiltà, disponibilità al revisionismo è invece la condizione per giungere alla illuminazione interiore che non è acquisizione di verità da rivelare, ma semplice risveglio della coscienza e strumento per acquisire una luce sempre più intensa.

-         Infine i principi di Libertà Uguaglianza Fratellanza. Anche qui non troviamo verità rivelate, bensì un obiettivo che taluni Iniziati prima di noi hanno riconosciuto come buono e giusto e che hanno perciò offerto come sintesi della loro scoperta di Verità. Coltivare questi principi è quindi ancora una volta il consiglio di un Maestro, non già il dogma rivelato di un Profeta. Un consiglio per ritrovare sé stessi, la propria coscienza, l’essenza del Mondo e dell’Umanità che lo popola.

Allora, in conclusione, quale sarà il senso morale della Massoneria?

Quello che riesce a dare ogni Libero Muratore attraverso la sua operatività fondata sulla conoscenza.

E proprio nella parte finale nasce il problema etico più complesso. Quella di un corretto rapporto tra la morale individuale e la Storia che, il più delle volte, la ostacola e la offende.

In passato i Massoni hanno talora espresso la propria etica nel dovere di agire, anche contro la tendenza dei loro tempi.

Garibaldi, giovane massone, non esitava a mettere la sua spada al servizio della libertà per i Fratelli sudamericani. I massoni illuministi francesi, Fratelli Patrioti napoletani sul loro esempio non avevano temuto la morte pur di modificare il corso della Storia alla fin del XVIII Secolo.

E noi? Siamo alla continua ricerca di uno spazio nel quale esprimere la nostra etica.

Il che non è facile.

Se si analizza in maniera obiettiva e distaccata il percorso più recente compiuto dalla Massoneria o, ampliando il concetto, di quella corrente di pensiero iniziatico che ha influenzato la Storia, ci si accorge che probabilmente un ciclo è compiuto ed un altro, ancora incompreso,sta appena iniziando.

Idea-guida degli ultimi tre Secoli è stata la conquista dei diritti dell’uomo, preparata nella fucina illuministica attraverso il lavoro delle Logge applicato a principi iniziatici fondamentali che, trasferiti nel sociale dai comportamenti etici di Liberi Muratori, diventavano ideali di Libertà Uguaglianza e Fratellanza. Affermati alla fine di quel Secolo con una violenza pari alla forza di reazione delle Corone europee colpite, combattuti nel Secolo XIX da quelle stesse forze conservatrici, cancellati drammaticamente nel corso del XX Secolo da guerre e persecuzioni, risorgevano e si consolidavano dopo l’esperienza dell’ultima Guerra mondiale con le solenni Dichiarazioni di metà Secolo, come un pentito risveglio della coscienza, nell’affermazione dei valori fondanti della società civile. La Libertà, come diritto dell’individuo di esprimere la sua personalità, l’Uguaglianza come diritto di ogni consociato di fruire delle stesse opportunità riservate agli altri, la Fratellanza come dovere della collettività di aiutare i bisognosi.

Oggi i diritti dell’uomo, forma-pensiero di tre secoli di etica civile sostenuta in prima linea dai Massoni, possono essere considerati un valore acquisito della coscienza umana, anche se tarda una loro piena realizzazione.

Come a dire che sul piano etico il contributo iniziatico ha esaurito un ciclo. Ma chi, come i Liberi Muratori, lavora nella dimensione della coscienza alla costruzione di una morale, per essere utile all’Umanità deve saper interpretare il futuro ed anticipare la Storia, anche in controtendenza.

Quando nel Medio Evo la preoccupazione principale degli uomini era quella di sfamarsi e di sopravvivere alla violenza della Natura e dei nemici, gli Iniziati costruivano cattedrali a Gloria e Onore del Grande Architetto dell’Universo.

Quando fanatismo religioso, superstizione e interessi economici spingevano l’Europa nelle crociate, i cavalieri del Tempio lavoravano alla integrazione culturale ed iniziatica fra Oriente ed Occidente.

Quando cattolici e protestanti si dilaniavano in guerre fratricide per un primato religioso, saggi scienziati e naturalisti della Rosa+Croce studiavano la formula per donare felicità agli uomini.

Quando molli blasonati si trastullavano nei fasti di Versailles o alla Corte dei Borbone di Napoli, solidi intellettuali borghesi elaboravano teorie sociali, economiche e giuridiche per migliorare la condizione dei cittadini.

Tutto ciò grazie all’Etica di Iniziati. Ma quale sarà il loro ruolo dei Massoni nel terzo Millennio? Quale sarà il nuovo che avanza?

Lo definisce una parola abusata ma ancora piena di incognite: Globalizzazione!
Prelude ad una società rinnovata o inguaribile?

Inutile fondare oggi l’Etica esclusivamente su quei diritti umani che sono diventati ormai patrimonio dell’Umanità. Bisogna avere il coraggio di scrutare il futuro che avanza, con spirito di avventura, lasciandosi alle spalle un passato, sì glorioso, ma che non ritorna.

 E mentre tutti gli altri affogano in un lavoro che annulla il dono prezioso del tempo libero, accumulano insensatamente ricchezze senza conoscere la vera felicità, si accodano al primo profeta che parla una lingua diversa senza cercare verità, inseguono falsi ideali per non guardare in se stessi, noi Liberi Muratori raccogliamo i nostri abituali attrezzi dai lavoro e, con umiltà e perizia, con l’aiuto del G.A.D.U., fondiamo ancora una volta una Loggia,un cantiere che prepari la costruzione di una nuova Cattedrale!

Sergio Ciannella
Gran Maestro Aggiunto

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